Cassazione: i bitcoin sono prodotti finanziari e sono disciplinati dal T.U.F.

Con una recentissima sentenza, la Suprema Corte di Cassazione ha stabilito che i bitcoin (e in generale le criptovalute) non sono semplici mezzi di pagamento ma dei veri e propri prodotti finanziari e, come tali, sono assoggettati alla disciplina del D. Lgs. 58/1998 (Testo Unico Finanza o per brevità T.U.F.) qualora siano commesse violazioni da parte di chi li utilizza.

Definita dagli esperti del settore “storica”, la decisione degli Ermellini pone un importantissimo punto fermo nell’ambito delle criptovalute, ove la mancanza di regolamentazione è ancora oggi la causa principale della loro scarsa diffusione su larga scala e soprattutto del proliferare di irregolarità.

IL CASO E LA DECISIONE

Siffatta pronuncia ha seguito l’esame del ricorso avverso un provvedimento del Tribunale del Riesame di Milano proposto dall’imputato il quale – secondo la tesi accusatoria – aveva promosso “in modo spinto” l’acquisto di Bitcoin su un sito web personale venduto la criptovaluta mediante una piattaforma internazionale avente lo scopo di favorire l’incontro tra domanda e offerta.

Nel predetto ricorso il difensore dell’imputato sosteneva che “poiché le valute virtuali non sono prodotti di investimento, ma mezzi di pagamento, sono sottratte alla normativa in materia di strumenti finanziari“. Di contro, la Suprema Corte ha evidenziato che “la vendita di Bitcoin viene reclamizzata come una vera e propria proposta di investimento, tanto che sul sito dove veniva pubblicizzata si davano informazioni idonee a mettere i risparmiatori in grado di valutare se aderire o meno all’iniziativa, affermando che chi ha scommesso in Bitcoin ha guadagnato piu’ del 97% in due anni“.

Un’attività – conclude la Cassazione – che è quindi “soggetta agli adempimenti previsti dal T.U.F. in materia di intermediazione finanziaria la cui omissione integra il reato di abusivismo finanziario”. 

Avv. Valentina D’Urso

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