L’inesistenza della società simulata travolge la clausola compromissoria contenuta nell’atto costitutivo

Commento alla sentenza n. 3016 del 23 luglio 2020  del Tribunale di Catania Sez. Specializzata Imprese in tema di simulazione di società ed autonomia della clausola compromissoria rispetto al contratto sociale.

Il principio di autonomia della clausola compromissoria è oggi universalmente riconosciuto grazie anche alla Convenzione di New York del 1958 e alla Model Law UNCITRAL del 1976. Il rispetto di tale principio impedisce che i vizi in ordine all’esistenza e/o alla validità del contratto sottostante si comunichino alla clausola compromissoria in modo da evitare che le relative controversie siano “maliziosamente” sottratte alla competenza arbitrale prestabilita dai contraenti.

In Italia fu il Legislatore del 1994 a codificare il principio di autonomia della clausola compromissoria (o arbitrale), prevedendo all’art. 808, comma 2, c.p.c. che “la validità della clausola compromissoria deve essere valutata in modo autonomo rispetto al contratto cui si riferisce”.

La cristallizzazione del principio in una precisa disposizione di legge non ha però del tutto convinto la giurisprudenza interna, talvolta restia al riconoscimento della piena autonomia di una clausola rispetto al contratto di cui è parte. E’ il caso del Tribunale di Catania che, con la decisione in commento, sembra essere giunto a conclusioni non in linea con quanto stabilito dalla surrichiamata previsione normativa.

Il Fatto

Una socia di una Snc conveniva in giudizio la società, chiedendo l’annullamento della delibera di esclusione adottata nei suoi confronti per l’inadempimento dell’obbligo di pagamento della quota a suo carico afferente spese sociali. A conforto della propria domanda, la socia deduceva l’inesistenza dell’inadempimento in assenza di alcun obbligo sociale da adempiere.

A tal proposito, parte attrice sosteneva che la società non avesse mai svolto alcuna attività commerciale e produttiva, essendo stata costituita al solo scopo di procedere all’acquisto di un terreno da dividere in sezioni tra i singoli soci per consentirne il libero godimento a ciascuno di essi. Di contro, la società convenuta si costituiva in giudizio eccependo l’improcedibilità della domanda attorea, dal momento che la controversia avrebbe dovuto essere devoluta ad un arbitro così come previsto dal contratto di cessione quote e dall’atto costitutivo.

La decisione del Tribunale

Muovendo dalla circostanza, sostanzialmente non contestata tra le parti, che la Snc non fosse stata costituita per lo svolgimento di alcuna attività commerciale/produttiva, bensì all’esclusivo fine di consentire ai soci il godimento delle porzioni del terreno acquistato, il Tribunale giunge ad affermare “l’esistenza di una simulazione per avere le parti costituito una società avente come unico scopo il godimento dei beni sociali”.

All’accertata natura simulata del contratto sociale consegue – secondo i Giudici catanesi – la declaratoria di inesistenza della società, “con la conseguente applicazione ex tunc delle norme dettate in tema di comunione e ciò in ossequio a quanto sostenuto dalla Suprema Corte di Cassazione nel 1987, poi ripreso nel 1993, secondo cui ciò che ha rilevanza è l’effettiva attività svolta in concreto e stabilmente, non la prospettazione dell’esercizio di un’attività imprenditoriale indicata nell’atto costitutivo come scopo sociale, che è mera apparenza”.

Richiamando dunque un proprio precedente in punto di effetti della inesistenza di un contratto, il Tribunale conclude statuendo che, dalla inesistenza della società (meramente simulata), discende inevitabilmente l’inesistenza della clausola arbitrale contenuta nell’atto costitutivo.

                                                                                                                                                                          Avv. Valentina D’Urso

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