L’impatto della riforma dei reati agroalimentari sulla responsabilità d’impresa

Il disegno di legge A.C. 2427, rubricato “Nuove norme in materia di illeciti agroalimentari”, è al vaglio della II Commissione Giustizia e si compone di 13 articoli aventi la funzione di ridefinire le fattispecie incriminatrici in materia agroalimentare per adeguare la disciplina punitiva all’evoluzione del sistema di produzione, trasformazione e commercializzazione di prodotti alimentari. In attesa di definitiva approvazione, si illustrano le principali novità della riforma, con particolare riguardo a quelle incidenti sulla responsabilità delle imprese agroalimentari.

Modifiche al codice penale e previsione di nuovi reati

 L’articolo 1 del DDL interviene sul Capo II del Titolo VI del codice penale, all’interno del quale sono collocati delitti di comune pericolo contro l’incolumità pubblica, la salute pubblica e la sicurezza di acque, alimenti e medicinali. Nell’ambito di tale Capo, il disegno di legge:

  • modifica le fattispecie di avvelenamento di acque o sostanze alimentari (art. 439 c.p.) e di adulterazione o contraffazione di sostanze alimentari (art. 440 c.p.), equiparando i medicinali alle acque destinate all’alimentazione e agli alimenti, ed estendendo le pene anche all’imprenditore che produce, tratta o compone alimenti, medicinali o acque destinate all’alimentazione, in violazione delle leggi o dei regolamenti in materia di sicurezza alimentare o dei medicinali, o comunque inadatti al consumo umano o nocivi, rendendoli pericolosi per la salute pubblica;
  • modifica la fattispecie di adulterazione o contraffazione di altre cose in danno della pubblica salute (art. 441 c.p.), prevedendo una specifica pena per l’imprenditore che, senza aver concorso all’adulterazione o contraffazione, commercializza cose adulterate o contraffatte;
  • introduce i nuovi delitti di importazione, esportazione, commercio, trasporto, vendita o distribuzione di alimenti, medicinali o acque pericolosi (art. 440-bis c.p., punito con la reclusione da 2 a 8 anni), di omesso ritiro di alimenti, medicinali o acque pericolosi (art. 440-ter c.p., sanzionato con la reclusione da 6 mesi a 3 anni) e di informazioni commerciali ingannevoli o pericolose per la salute pubblica (art. 440-quater c.p., punito con la reclusione da 1 a 4 anni);
  • abroga i delitti di commercializzazione di sostanze alimentari adulterate o contraffatte (art. 442 c.p.) e di commercializzazione di sostanze alimentari che, pur non essendo contraffatte né adulterate, siano comunque  nocive per la salute pubblica (art. 444 c.p.);
  • introduce il delitto di disastro sanitario (art. 445-bis c.p.) che ricorre quando, dai fatti di cui agli artt. 440, 440-bis, 440-ter, 440-quater, 441, 443 e 445 c.p., derivano per colpa la lesione grave o gravissima o la morte di 3 o più persone nonché il pericolo grave e diffuso di analoghi eventi ai danni di altre persone. La nuova fattispecie integra un reato aggravato dall’evento, sanzionato con la reclusione dai 6 ai 18 anni;
  • aggrava le pene accessorie applicabili in caso di condanna per un delitto di comune pericolo contro la salute pubblica (art. 448 c.p.);
  • aumenta le pene per le ipotesi colpose di epidemia e di avvelenamento di acque o alimenti e alleggerisce invece il quadro sanzionatorio per le altre fattispecie colpose di delitto contro la salute pubblica (art. 452 c.p.).

L’articolo 2 del provvedimento, invece, interviene sul Titolo VIII del codice penale, rubricato “delitti contro l’economia pubblica, l’industria e il commercio” allo scopo di ridefinire il sistema sanzionatorio contro le frodi alimentari. In particolare, il disegno di legge:

  • integra la rubrica del Titolo VIII  con l’espresso richiamo al patrimonio agroalimentare quale ulteriore bene giuridico da tutelare;
  • inserisce all’interno del Titolo un nuovo Capo II-bis, dedicato specificamente ai delitti contro il patrimonio agroalimentare;
  • inasprisce il trattamento sanzionatorio della contraffazione dei segni di denominazione protetta e indicazione geografica dei prodotti agroalimentari di cui all’art. 517-quater c.p.
  • introduce i nuovi reati di i) agropirateria (art. 517-quater.1 c.p., consistente nella commissione in modo sistematico ed attraverso l’allestimento di mezzi e attività organizzate di uno dei fatti relativi alla frode in commercio di prodotti alimentari), ii) frode in commercio di alimenti (art. 517-sexies c.p., che sostituisce l’attuale fattispecie di vendita di sostanze alimentari non genuine di cui all’art. 516 c.p. di conseguenza abrogato), iii) commercio di alimenti con segni mendaci (517-septies c.p., caratterizzato dalla condotta di chi utilizza segni mendaci atti ad indurre in errore il consumatore), nonché una disciplina delle circostanze aggravanti relative a tali ultimi due delitti (517-octies c.p.);
  • introduce un’ulteriore disciplina delle pene accessorie per i delitti contro il patrimonio agroalimentare.

Infine, l’articolo 3 del DDL interviene sull’art. 240-bis c.p., riconducendo nell’ambito del catalogo dei reati per i quali è consentita la confisca allargata le fattispecie di frode nel commercio di alimenti e di vendita di alimenti con segni mendaci (artt. 517-sexies e 517-septies c.p.).

Gli interventi principali sulle normative di settore

L’articolo 6 del DDL importa rilevanti modifiche alla Legge 283/1962, costituente il fulcro della normativa in tema di produzione e vendita delle sostanze alimentari e delle bevande e degli illeciti connessi a tali attività. Nello specifico, il nuovo impianto normativo:

  • prevede una disciplina ad hoc della delega di funzioni da parte del titolare di un’impresa alimentare allo scopo di agevolare l’individuazione del soggetto penalmente responsabile degli illeciti che dovessero verificarsi nell’ambito dell’organizzazione aziendale;
  • introduce ulteriori reati (delitti e contravvenzioni) ed illeciti amministrativi volti a sanzionare numerose condotte di gestione e manipolazione degli alimenti;
  • stabilisce specifiche modalità di estinzione di alcuni reati in materia agroalimentare.

L’art. 11 del provvedimento, inoltre, modifica il D. Lgs. 103/2016, avente ad oggetto la classificazione degli oli di oliva e di sansa di oliva, ridefinendo i divieti e gli obblighi a carico degli operatori ai fini della della vendita dei suddetti oli e il conseguente quadro sanzionatorio amministrativo.

Nuovi obblighi e responsabilità delle imprese agroalimentari

L’articolo 5 del disegno di legge interviene sul D. Lgs. 231/2001 in materia di responsabilità amministrativa delle persone giuridiche sotto un duplice profilo. Da un canto, il provvedimento stabilisce l’introduzione dei reati agroalimentari di nuovo conio nel catalogo dei “reati presupposto”, dalla cui realizzazione dipende la responsabilità dell’ente ex D. Lgs. 231/2001.

Stando al progetto originario del DDL, approvato dal Consiglio dei Ministri la scorsa primavera, si prevede lo spacchettamento del vigente art. 25-bis 1 D. Lgs. 231/2001 in tre differenti disposizioni: l’art. 25 bis-1 concernente i delitti contro l’industria e il commercio, l’art. 25 bis-2 sulle le frodi in commercio di prodotti alimentari e l’art. 25 bis-3 avente ad oggetto i delitti contro la salute pubblica, così ricomprendendo nella sistematica della responsabilità da reato sia le fattispecie poste a tutela della salute pubblica che quelle a tutela del mercato dei prodotti agroalimentari.

In caso di accertamento degli elementi costitutivi di una responsabilità ex D. Lgs. 231/2001, l’impresa andrà soggetta sia a sanzioni pecuniarie proporzionali (secondo il tipico paradigma previsto da tale normativa) sia a sanzioni interdittive gravemente afflittive, ivi compresa l’interdizione definitiva dall’esercizio dell’attività.

In seconda battuta, il DDL in esame prevede l’introduzione di un art. 6-bis, che istituisce e disciplina uno specifico modello di organizzazione e gestione per la prevenzione dei reati agroalimentari.  L’idea è quella di affiancare all’archetipo di modello “generale” già contemplato dall’art. 6 D. Lgs. 231/2001 per tutte le tipologie di imprese, un prototipo di modello organizzativo “dedicato” alle imprese operanti nel settore alimentare , con caratteristiche eterogenee rispetto al primo e specifici obblighi di self regulation che dispongono tra l’altro:

  •  il rispetto degli standard relativi alla fornitura di informazioni sugli alimenti;
  • attività di verifica sui contenuti delle comunicazioni pubblicitarie al fine di garantire la coerenza degli stessi rispetto alle caratteristiche del prodotto;
  • attività di vigilanza con riferimento alla rintracciabilità, ovvero alla possibilità di ricostruire e seguire il percorso di un prodotto alimentare attraverso tutte le fasi della produzione, della trasformazione e della distribuzione;
  • attività di controllo sui prodotti alimentari, finalizzati a garantire la qualità, la sicurezza e l’integrità dei prodotti e delle relative confezioni in tutte le fasi della filiera;
  • procedure di ritiro o di richiamo dei prodotti alimentari importati, prodotti, trasformati, lavorati o distribuiti non conformi ai requisiti di sicurezza degli alimenti;
  • attività di valutazione e di gestione del rischio, compiendo adeguate scelte di prevenzione e di controllo;
  • periodiche verifiche sull’effettività e sull’adeguatezza del modello da parte di un idoneo sistema di vigilanza e controllo.

L’assetto delineato dalla riforma non esclude però l’obbligo per le imprese alimentari di dotarsi anche di un “modello ordinario” per i reati-presupposto estranei al perimetro della materia alimentare, con evidenti problemi di duplicazione e convivenza dei sistemi di compliance.  In ogni caso, la scelta di normare in modo specifico i contenuti di un modello esimente, risulta apprezzabile se si considera la necessità di avere referenti contenutistici tali da garantire all’impresa la possibilità di conoscere preventivamente e in modo sufficientemente determinato e tassativo le condizioni di esenzione della responsabilità da reato.

Avv. Valentina D’Urso

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