Commercio internazionale e Covid 19: l’ICC riformula le clausole di Force Majeure e Hardship

Dato l’impatto dell’emergenza epidemiologica da Covid 19 sull’economia mondiale, e in particolare sugli scambi commerciali internazionali, l’International Chamber of Commerce (ICC) è intervenuta riformulando le proprie clausole di “Force Majeure and Hardship”.

Le clausole in questione traducono la necessità di ripristinare l’equilibrio contrattuale che sia alterato da eventi straordinari, imprevedibili ed indipendenti dalla volontà dei contraenti e codificano principi non riscontrabili nell’ordinamento nazionale.

A riprova di quanto detto, basti considerare che la Forza Maggiore non è contemplata dalle norme del codice civile italiano, benché gli effetti che ne scaturiscono possano essere assimilati a quelli derivanti dall’impossibilità sopravvenuta (assoluta e temporanea) ex artt. 1256 e 1463 c.c. Parimenti per l’Hardship, accostabile ma non sovrapponibile alla eccessiva onerosità sopravvenuta nazionale.

Nel commercio internazionale, invece, l’utilizzo di tali clausole è piuttosto comune in quanto garantisce maggiore certezza dei rapporti giuridici e speditezza dei traffici commerciali, ovviando alla paralisi che deriverebbe dall’abbattersi di un evento straordinario e imprevedibile sull’esecuzione del contratto.

Ciò spiega perché le definizioni di Force Majeure e Hardship si ritrovino nei “testi sacri” del commercio internazionale. Ad esempio, in punto di forza maggiore, l’art. 79 § 1 della Convenzione di Vienna sulla vendita internazionale di merci stabilisce che “una parte non è responsabile dell’inadempienza di uno qualsiasi dei suoi obblighi se prova che l’inadempienza è dovuta ad un impedimento indipendente dalla sua volontà e che non ci si poteva ragionevolmente attendere che essa lo prendesse in considerazione al momento della conclusione del contratto, che lo prevedesse o lo superasse, o che ne prevedesse o ne superasse le conseguenze”.

L’art. 6.2.2. dei Principi UNIDROIT, d’altro canto, prevede che “ricorre l’ipotesi di hardship quando si verificano eventi che alterano sostanzialmente l’equilibrio del contratto o per l’accrescimento dei costi della prestazione di una delle parti o per la diminuzione del valore della controprestazione e  (a) gli eventi si verificano o diventano noti alla parte svantaggiata dopo la conclusione del contratto; b) gli eventi non potevano essere ragionevolmente presi in considerazione dalla parte svantaggiata al momento della conclusione del contratto; (c) gli eventi sfuggono al controllo della parte svantaggiata; (d) il rischio degli eventi non è stato assunto dalla parte svantaggiata.”

Nel contempo, e segnatamente nel 2003, le clausole sono state codificate anche dall’ICC che – in particolare per la clausola di Force Majeure – si è ispirata all’art. 79 della citata Convenzione di Vienna, arricchendo la previsione con un’elencazione di eventi specifici al cui ricorrere l’inadempimento contrattuale di una parte deve ritenersi giustificato.

A distanza di 17 anni, preso anche atto dell’eccezionalità della pandemia, l’International Chamber of Commerce ha aggiornato le proprie clausole, riformando in primis la Force Majeure Clause nella versione c.d. Short Form che oggi così dispone:

“1. Per “Forza maggiore” si intende il verificarsi di un evento o di una circostanza che impedisca o impedisca ad una parte di adempiere ad una o più delle sue obbligazioni contrattuali ai sensi del contratto, se e nella misura in cui tale parte lo dimostri: a) che tale impedimento è al di fuori del suo ragionevole controllo,  b) che non poteva ragionevolmente essere previsto al momento della conclusione del contratto e che c) che gli effetti dell’impedimento non avrebbero potuto ragionevolmente essere evitati o superati dalla parteinteressata.


2. In assenza di prova contraria, si presume che i seguenti eventi che riguardano una parte soddisfino le condizioni (a) e (b) di cui al paragrafo 1 della presente Clausola: (i) guerra (dichiarata o meno), ostilità, invasione, atto di nemici stranieri, ampia mobilitazione militare; (ii) guerra civile, sommossa, ribellione e rivoluzione, potere militare o usurpato, insurrezione, atto di terrorismo, sabotaggio o pirateria; (iii) restrizione monetaria e commerciale, embargo, sanzione; (iv) atto di autorità legale o illegale, rispetto di qualsiasi legge o ordine governativo, espropriazione, sequestro di opere, requisizione, nazionalizzazione; (v) peste, epidemia, calamità naturali o eventi naturali estremi; (vi) esplosione, incendio, distruzione di attrezzature, interruzione prolungata dei trasporti, delle telecomunicazioni, del sistema informativo o dell’energia; (vii) perturbazioni generali del lavoro come boicottaggio, sciopero e serrata, go-slow-out, occupazione di fabbriche e locali.


3. La parte che invoca con successo la presente clausola è esonerata dall’obbligo di adempiere alle obbligazioni derivanti dal contratto e da qualsiasi responsabilità per danni o da qualsiasi altro rimedio contrattuale in caso di violazione del contratto, dal momento in cui l’impedimento causa l’impossibilità di adempiere, a condizione che ne venga data comunicazione senza indugio. Se l’avviso non viene dato senza indugio, il rimedio è efficace dal momento in cui l’avviso raggiunge l’altra parte. Se l’effetto dell’impedimento o dell’evento invocato è temporaneo, le conseguenze di cui sopra si applicano solo fintantoché l’impedimento invocato ostacola l’adempimento della parte interessata. Se la durata dell’impedimento invocato ha l’effetto di privare sostanzialmente le parti contraenti di ciò che avevano ragionevolmente diritto di aspettarsi in base al contratto, ciascuna parte ha il diritto di risolvere il contratto mediante notifica all’altra parte entro un termine ragionevole. Salvo diverso accordo, le parti convengono espressamente che il contratto può essere risolto da una delle parti se la durata dell’impedimento supera i 120 giorni”.

In seconda battuta, l’ICC ha rivisitato la “Hardship Clause” che, nella nuova versione, stabilisce:

“1. Una parte di un contratto è tenuta ad adempiere ai propri obblighi contrattuali anche se gli eventi hanno reso l’adempimento più oneroso di quanto si sarebbe potuto ragionevolmente prevedere al momento della conclusione del contratto.


2. In deroga al paragrafo 1 della presente clausola, quando una parte del contratto dimostra che: a) la continuazione dell’adempimento dei propri obblighi contrattuali è divenuta eccessivamente onerosa a causa di un evento al di fuori del suo ragionevole controllo, di cui non ci si poteva ragionevolmente aspettare che tenesse conto al momento della conclusione del contratto; e che b) non avrebbe potuto ragionevolmente evitare o superare l’evento o le sue conseguenze, le parti sono tenute, entro un ragionevole lasso di tempo dall’invocazione della presente clausola, a negoziare condizioni contrattuali alternative che consentano di superare ragionevolmente le conseguenze dell’evento.


3.Una parte è tenuta a risolvere il contratto: Qualora si applichi il paragrafo 2 della presente clausola, ma le parti non siano state in grado di concordare termini contrattuali alternativi come previsto da tale paragrafo, la parte che invoca la presente clausola ha il diritto di risolvere il contratto, ma non può richiedere l’adattamento da parte del giudice o dell’arbitro senza l’accordo dell’altra parte.

3 B. Il giudice adatta o risolve il contratto: Qualora si applichi il paragrafo 2 della presente Clausola, ma le parti non siano state in grado di concordare termini contrattuali alternativi come previsto da tale paragrafo, ciascuna parte ha il diritto di chiedere al giudice o all’arbitro di adattare il contratto al fine di ripristinarne l’equilibrio, o di risolvere il contratto, a seconda dei casi.

3 C. Qualora si applichi il paragrafo 2 della presente clausola, ma le parti non siano state in grado di concordare termini contrattuali alternativi come previsto da tale paragrafo, ciascuna delle parti ha il diritto di chiedere al giudice o all’arbitro di dichiarare la risoluzione del contratto”.

Avv. Valentina D’Urso

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