Tribunale di Milano Sez. Imprese: sì alla compromettibilità in arbitri di controversie aventi natura extracontrattuale

Una clausola compromissoria che non richiami espressamente il contratto devolve alla competenza arbitrale anche controversie afferenti la responsabilità extracontrattuale e quella precontrattuale riconducibili alla scorretta condotta di un contraente nella determinazione dell’equilibrio contrattuale. Cosicché il contratto, proprio perché squilibratamente stipulato, è elemento costitutivo e non mero “presupposto storico” della pretesa risarcitoria, da considerare di per sé direttamente derivante dalla scorretta stipulazione negoziale. Così si è espresso il Tribunale di Milano, Sez. Imprese, con la sentenza n. 58 dell’8 gennaio 2020.

La decisione

La pronuncia in commento trae origine dalle richieste risarcitorie formulate avanti al Tribunale di Milano dall’acquirente del pacchetto azionario di una newco, conferitaria del ramo d’azienda industriale della venditrice Cesare Bonetti S.p.a. (poi Immogar), sul presupposto che quest’ultima, il suo organo amministrativo e il professionista incaricato della stima del conferimento in natura avessero agito in malafede, sia nella fase precedente che in quella successiva alla conclusione del Sale and Purchase Agreement (d’ora in poi S.P.A.) del 21 dicembre 2012.

Le pretese risarcitorie dell’attrice si fondavano sulla asserita responsabilità della venditrice, del suo amministratore e del perito a titolo di dolo incidente o di responsabilità precontrattuale ex art. 1440 c.c. e 1337 c.c. In ogni caso, in via subordinata, parte attrice richiedeva che venisse accertata la responsabilità aquiliana di tutti i convenuti nonché la responsabilità per la violazione delle garanzie di cui allo SPA nei confronti della venditrice e dei suoi azionisti.

I convenuti, in via preliminare, eccepivano l’incompetenza del Tribunale adito, sulla scorta della clausola compromissoria contenuta nello SPA ai sensi della quale “qualunque controversia, disputa o disaccordo” avrebbe dovuto essere risolta in sede arbitrale. L’eccezione di compromesso, però, veniva contestata da parte attrice in ragione della presunta non operatività della clausola a fronte dei titoli di responsabilità extracontrattuale azionati.

Rimessa la causa al collegio, il Tribunale di Milano ha ritenuto fondata l’eccezione di compromesso sollevata dai convenuti e ha dichiarato la propria incompetenza, valorizzando l’ampia formulazione della clausola compromissoria oggetto di analisi, l’assenza di alcun espresso richiamo al contratto e l’estensione a qualsiasi controversia. A sostegno di tale interpretazione, il Tribunale meneghino ha anche richiamato il canone ermeneutico di cui all’art. 808-quater c.p.c. e la sottesa esigenza di rapidità nella definizione delle controversie.

Operando una lettura estensiva del dettato dell’art. 808-bis c.p.c., il Giudice milanese ha, dunque, ribadito la compromettibilità in arbitri delle controversie aventi natura extracontrattuale che trovino nel contratto stipulato a monte non tanto un mero presupposto storico della pretesa risarcitoria, quanto un elemento costitutivo della medesima.

L’arbitrabilità in astratto delle liti di natura extracontrattuale

L’arbitrabilità delle controversie aventi natura non contrattuale – espressamente ammessa a livello internazionale dalla Convenzione di New York – è stata definitivamente accolta anche nel nostro ordinamento con l’introduzione dell’808-bis c.p.c. ad opera del D. Lgs. 40/2006.

La natura extracontrattuale della lite non può più costituire, di per sé, un ostacolo alla devoluzione ad arbitri della controversia, come invece ritenuto per lungo tempo dalla giurisprudenza e dalla dottrina sulla scorta dell’art. 808 c.p.c., che si riferiva – e tutt’ora si riferisce – alle “controversie nascenti dal contratto”.

Una simile impostazione è da ritenersi definitivamente superata alla luce non solo dell’art. 808-bic ma anche dell’art. 806 del codice di rito, ai sensi del quale l’unico limite alla volontà delle parti a devolvere in arbitrato una lite è l’indisponibilità dei diritti controversi, come precisato anche dalla Legge Delega 80/2005.

I confini di operatività della clausola compromissoria

La devoluzione in arbitrato di controversie aventi natura extracontrattuale può avvenire tramite apposita convenzione arbitrale ex art. 808-bis c.p.c., oppure attraverso la previsione di una clausola compromissoria dal contenuto così ampio da ricomprendere anche le future pretese extracontrattuali connesse al rapporto contrattuale.

È proprio con riferimento a questa seconda ipotesi, ben più frequente nella prassi, che dottrina e giurisprudenza hanno a lungo dibattuto sull’interpretazione della clausola compromissoria e sui limiti di operatività della medesima con riferimento alle controversie di natura extracontrattuale: tutto ciò alla luce dell’introduzione dell’art. 808-quater c.p.c. che, anch’esso introdotto con il D. Lgs. n. 40/2006 al fine di favorire la gestione unitaria della controversia, ha inteso estendere – in caso di dubbio circa l’interpretazione della convenzione arbitrale – la competenza degli arbitri a tutte le possibili controversie derivanti dal contratto medesimo.

L’orientamento della giurisprudenza di legittimità  

La giurisprudenza di legittimità, nei rari casi in cui ha esaminato una clausola compromissoria con riferimento a controversie di natura extracontrattuale, ha sempre offerto un’interpretazione restrittiva della medesima. E, infatti, nel 2012, la Suprema Corte ha statuito che la clausola compromissoria contenuta in un contratto di compravendita non potesse trovare applicazione in caso di domanda risarcitoria ex art. 1669 c.c. che, per costante giurisprudenza, ha natura extracontrattuale. In quell’occasione, la Corte si limitò ad affermare che “il contratto di compravendita costituisce il presupposto storico sullo sfondo del quale si innesta l’azione proposta, ma non la causa petendi della stessa”.

Con una pronuncia del 2016 ben più dettagliata, la Suprema Corte ha determinato i confini di operatività della clausola genericamente riferita a tutte le controversie nascenti dal contratto, escludendo in particolare che essa potesse estendersi alle controversie di natura non contrattuale non espressamente determinate.

In tal sede, la Cassazione ha così sancito che l’art. 808-quater c.p.c. consente un’interpretazione favorevole alla competenza arbitrale tutte le volte in cui sorga contrasto sulla portata della clausola compromissoria, “fermo restando che il deferimento agli arbitri delle controversie extracontrattuali connesse a vicende negoziali debba essere espressamente prevista”. Diversamente, in mancanza di espressa volontà contraria, la clausola andrà interpretata nel senso che dovranno essere devolute in arbitrato tutte e solo quelle controversie aventi natura contrattuale, con esclusione di quelle in cui il contratto si configura esclusivamente come “presupposto storico”.

…..e quello delle Corti di Merito

L’orientamento restrittivo della Suprema Corte è stato per lo più seguito anche dalla giurisprudenza di merito. Tuttavia, diverse Corti di merito hanno dimostrato di recente un’apertura verso un’interpretazione più liberale della clausola compromissoria, giungendosi ad affermare che la clausola compromissoria contenuta in un contratto radica la competenza arbitrale con riferimento a tutte le controversie che trovano nel contratto il loro “presupposto storico”, tanto contrattuali quanto extracontrattuali.

Alla luce del contrasto tra la giurisprudenza di legittimità e quella di merito, il Tribunale di Milano ha ritenuto che si fosse presentata l’occasione di valorizzare la ratio della teoria del “presupposto storico”, pur prendendone le distanze in termini di elaborazione teorica. Il Giudice milanese ha pertanto conferito una maggiore caratterizzazione giuridica al parametro di riferimento per la soluzione della questione relativa all’arbitrabilità delle controversie, nell’impellente urgenza di abbandonare del tutto quello anacronistico ed eccessivamente restrittivo della causa petendi, sino ad oggi adottato dal giudice di legittimità.

Avv. Valentina D’Urso

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