Instagram stories e violazione copyright: il curioso caso di Emily Ratajkowski

Essere una celebrità non è sempre rose e fiori. Lo sanno bene le star che, spesso, si vedono spalmate sulle copertine dei tabloid senza aver prestato alcun consenso alle foto che le ritraggono. Insomma, per le celeb, i paparazzi sono sempre stati una spina nel fianco a causa della loro attività a dir poco invadente e violativa della privacy. Oggi, però, si assiste ad un completo ribaltamento della situazione se si considera che celebrities dal calibro di Gigi Hadid, Ariana Grande ed Emily Ratajkowski sono state citate in giudizio per aver asseritamente violato (tramite social) il copyright sulle foto che le ritraevano.

Il caso Ratajkowski vs O’Neil

Emily Ratajkowski è nota per aver sfilato come top model per brand del lusso come Versace e Marc Jacobs e per essere comparsa nel video musicale “Blurred Lines” di Pharrel Williams e Robin Thicke. Ad oggi, però, la Ratajkowski è anche un’influencer con più di 27 milioni di followers su Instagram sul quale è conosciuta con l’acronimo di “emrata”. Nell’ottobre del 2019 il fotografo Robert O’Neil le fa causa, sostenendo che la pubblicazione di una sua foto nelle stories Instagram della modella costituisce violazione del copyright, giacché lo scatto sarebbe stato reso pubblico senza la sua preventiva autorizzazione.

Lo scatto controverso compare nelle Instagram stories della modella accompagnato dalla didascalia “Mood Forever” e ritrae la Ratajkowski mentre cammina per strada coprendosi il volto con un mazzo di fiori. Un chiaro riferimento alla vita quotidiana della celeb che viene “perseguitata” dal fotografo appostato sotto casa nella speranza di poter scattare delle sue foto per poi rivenderle ai media. Robert O’Neil, di fatto “autore” della foto e titolare del copyright, ha così ritenuto violati i propri diritti esclusivi di pubblicare o comunque autorizzare altri a pubblicare la fotografia.

Le argomentazioni a difesa della top model

  • Impossibilità di invocare la tutela del copyright

La difesa della top model statunitense si fonda su un duplice ordine di argomentazioni: i) la foto non potrebbe essere protetta dal copyright per insussistenza dei requisiti necessari e ii) seppure fosse riconosciuto il copyright in capo al fotografo O’Neil, l’uso compiuto della modella sul proprio profilo Instagram sarebbe consentito secondo la teoria del “fair use”. Sotto il primo profilo, la foto in questione sarebbe priva del carattere di originalità e quindi non sarebbe tutelabile dalla legge sul diritto d’autore. Più precisamente, il legale della modella sostiene che la foto scattata da Robert O’Neil non possiede alcuna “scintilla di creatività necessaria per ottenere la protezione del copyright”.

Inoltre, il fotografo avrebbe “semplicemente scattato la foto quando e dove gli è capitato di incontrare la signora Ratajkowski, piuttosto che scegliere il momento, il luogo o la fotografia in base alla propria visione creativa”. A ciò si aggiunge – sempre secondo il parere della difesa – che, al momento dello scatto, O’Neil non aveva alcun tipo di controllo su alcuni elementi fondamentali che rendono originale una fotografia e allo stesso tempo espressione della visione creativa del fotografo, come “i vestiti, l’espressione, la posa, il trucco, lo sfondo, la posizione in strada e quello che la modella teneva in mano”

  • Il fair use

In seconda battuta, la difesa della Ratajkowski sostiene che l’uso della foto compiuto dalla modella rientri nell’ambito degli usi consentiti o “fair use.  Il “fair use” è una dottrina americana piuttosto consolidata in base alla quale, in determinate circostanze, si può riutilizzare il materiale protetto dal copyright senza la necessità di ottenere una preventiva autorizzazione dei titolari dei diritti d’autore, allo scopo di bilanciare gli interessi di questi con i potenziali vantaggi scaturenti dalla creazione di opere “derivate”. Secondo la giurisprudenza statunitense, affinché si possa affermare di essere in presenza di un caso di fair use, devono ricorrere i seguenti elementi:

  • la natura dell’uso: se ha natura commerciale oppure didattica e senza scopo lucrativo
  • la natura dell’opera protetta
  • la quantità e l’importanza della parte utilizzata, in rapporto all’insieme dell’opera protetta
  • le conseguenze effettive di questo uso sul mercato potenziale o sul valore dell’opera protetta.

Rispetto al primo fattore, la difesa della modella ha argomentato che lo scopo della pubblicazione dello scatto era quello di evidenziare che la Ratajkowski fosse costantemente seguita dai paparazzi. Il messaggio sotteso alla pubblicazione sarebbe, dunque, indice di un uso non commerciale dello scatto.

Con riguardo alla quantità di “opera” utilizzata, la difesa ha precisato poi che l’uso dell’intera l’immagine si rendeva necessario per “mostrare tutto il corpo della signora Ratajkowski, i fiori che coprono il suo viso e lo sfondo per commentare la presenza opprimente dei paparazzi nella sua vita”. Per quel che concerne, invece, le conseguenze sul mercato derivanti dall’uso dello scatto effettuato dalla modella, il legale ha affermato che la foto non avrebbe avuto un valore sul mercato in quanto la Ratajkowki non era identificabile in maniera inequivoca. Il volto coperto dai fiori, quindi, escluderebbe la sussistenza di un danno effettivo per il fotografo.  Si resta perciò in attesa della decisione del Giudice statunitense investito della controversia, con la consapevolezza che il diritto non è al passo col mondo dei social.

..E in Italia?

In Italia, la legge sul diritto d’autore (L. 633/41, di seguito “L.A.”) prevede una tutela differenziata delle fotografie in relazione al loro valore artistico ed al contenuto di originalità e creatività. A seconda del grado di creatività, infatti, le fotografie possono essere semplici e, dunque, protette con i diritti connessi oppure configurarsi come vere e proprie opere fotografiche tutelate come “opere dell’ingegno”.

Rispetto al concetto di originalità delle fotografie, poi, va rammentato che per costante giurisprudenza il requisito di originalità e creatività si riscontra ogni qualvolta il fotografo dia un apporto personale consistente, ad esempio, in “un uso sapiente delle luci”.

Avv. Valentina D’Urso

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