Concorrenza sleale, la Fabbri e il Made in Italy vincono in Cina

Sentenza storica in Cina per Fabbri 1905 e per il Made in Italy. Con la decisione emessa il 29 luglio 2020 e notificata alle parti l’11 agosto 2020, la Corte del Popolo del Distretto di Shanghai Yangpu ha, difatti, sancito “l’alta reputazione” del packaging di Fabbri – recante il famoso decoro “faentino” blu e bianco – ai sensi dell’art. 6.1 della Legge sulla concorrenza sleale (AUCL). In tal modo, la Cina ha ufficialmente riconosciuto la proprietà intellettuale dell’inconfondibile packaging dei prodotti dell’azienda bolognese.

Fabbri e la Cina  

Fabbri 1905 è la celebre azienda di Bologna specializzata nel settore dolciario e nota in tutto il mondo per la sua Amarena in sciroppo. Una holding che vanta dieci filiali nel mondo, distribuzione in 110 Paesi, 165 dipendenti in Italia e un centinaio all’estero, due stabilimenti a Bologna (Anzola dell’Emilia) e Buenos Aires, una produzione di circa 17 linee e un fatturato di circa 85 milioni di euro nel 2019.

Da oltre un secolo, i prodotti Fabbri si distinguono per l’inconfondibile grafica del vaso bianco porcellana con decori floreali blu, ideata da Angelo Gatti di Faenza (da qui, l’appellativo di decoro faentino). I decori blu, in particolare, rivisitano certe decorazioni del lontano Oriente, in specie della Cina, che i ceramisti adottavano già nel XVI secolo. Ma il rapporto di Fabbri con la Cina non si esaurisce certo con la rivisitazione delle decorazioni floreali del packaging. Nel Regno di Mezzo, infatti, l’azienda è presente e attiva dal 2009 e da allora occupa il mercato cinese con le linee gelateria, pasticceria e beverage.

L’origine del contenzioso

Nel novembre 2019, Fabbri (Shanghai) Food Trading Co. ha citato in giudizio due aziende cinesi (la Yi Pai Chocolate (Tianjin) Co. e la Beijing Jin Mai Xing Long Food Co.) a causa dell’imitazione del suo celebre pack (in particolare, il pack delle confezioni dei preparati per gelato), invocandone la condanna per concorrenza sleale ai sensi dell’art. 6.1. della Legge sulla concorrenza sleale (AUCL).

Come accennato, la Corte del Popolo di Shangai si è pronunciata a favore della società nostrana ritenendo che – in virtù dell’ampia e prolungata promozione di Fabbri Shanghai nonché di un gran numero di attività di marketing e vendita – il packaging Fabbri godesse di un’“alta reputazione” e che il pubblico di riferimento potesse essere confuso circa l’esistenza di collegamenti tra l’azienda italiana e le due aziende cinesi. Confusione generata, per l’appunto, dalla verosimiglianza tra le confezioni dei prodotti di Yi Pai e quelli della Fabbri.

Un decisione storica

“Vale la pena ricordare che un tipico collo di bottiglia in questo genere di casi è la difficoltà di ottenere il riconoscimento da parte della Corte che l’imballaggio è ampiamente noto ai consumatori”, si legge in una nota dello studio HFG che ha difeso la Fabbri nella causa. “La normativa precedente (in vigore fino al 2017) prevedeva che l’oggetto di protezione fosse famoso. Nell’attuale legislazione la parola “famoso” è stata sostituita con la frase “godere di una certa (alta) reputazione” e per dimostrare una reputazione così alta, è necessario fornire al tribunale una grande quantità di prove dell’uso”, prosegue la nota. Ecco perché la decisione del Tribunale a favore di un’azienda straniera, in passato inusuale nella practice cinese, è senza dubbio destinata a passare alla storia come importante precedente giuridico.

Avv. Valentina D’Urso

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