Le principali novità introdotte dal Decreto Enoturismo

Il D.M. 12 marzo 2019 n.2779 (noto come Decreto Enoturismo) ha introdotto nel nostro Paese una disciplina organica e puntuale in materia di enoturismo, stabilendo linee guida, requisiti e standard minimi di qualità cui devono conformarsi le imprese vitivinicole interessate. Un decisivo passo in avanti che consente di gestire la cantina come una vera e propria struttura ricettiva, idonea ad ospitare i wine travellers che si avventurano alla scoperta dei luoghi e dei processi di produzione degli amati vini.

Quali vantaggi per le aziende vitivinicole italiane?

 I vantaggi per le imprese vitivinicole del territorio sono molteplici, ma prima di elencarli occorre premettere che l’attività enoturistica è considerata attività agricola connessa ai sensi del terzo comma dell’art. 2135 del codice civile. Partendo proprio da questo dato, il Decreto Enoturismo ha ampliato e diversificato i servizi offerti dalle aziende vitivinicole, consentendo loro di inserire in bilancio i relativi proventi. Si tratta di una vera e propria rivoluzione considerato che, nel recente passato, ciò non era in alcun modo possibile.  

L’attività di degustazione di prodotti, ad esempio, era equiparata dalla legge alla somministrazione di alimenti e bevande e per questo soggetta a licenza. Adesso, invece, grazie alla normativa in vigore, le imprese vitivinicole possono svolgere attività enoturistica – in particolare, di degustazione – presentando regolare SCIA presso il Comune di appartenenza e rispettando requisiti e standard qualitativi richiesti dalla legge.

Le attività rientranti nella nozione di enoturismo

L’art.1 del D.M. fornisce, innanzitutto, una definizione di «enoturismo» comprensiva di tutte le attività formative ed informative rivolte alle produzioni vitivinicole del territorio e la conoscenza del vino, con particolare riguardo alle indicazioni geografiche (DOP, IGP) nella cui area si svolge l’attività. A titolo esemplificativo, la legge elenca una serie di attività rientranti nella nozione, quali:

  • visite guidate ai vigneti di pertinenza dell’azienda e alle cantine;
  • visite nei luoghi di esposizione degli strumenti utili alla coltivazione della vite, della storia e della pratica dell’attività vitivinicola ed enologica in genere;
  • iniziative di carattere didattico, culturale e ricreativo svolte nell’ambito delle cantine e dei vigneti, ivi compresa la vendemmia didattica;
  • attività di degustazione e commercializzazione delle produzioni vitivinicole aziendali, anche in abbinamento ad alimenti, da intendersi quali prodotti agro-alimentari freddi preparati dall’azienda stessa, anche manipolati o trasformati, pronti per il consumo.

Quest’ultimo punto rappresenta una soluzione di compromesso per evitare che le attività di degustazione in cantina in abbinamento a prodotti alimentari possano prefigurare un vero e proprio servizio di ristorazione; servizio che l’art. 2, comma2, del D.M. esclude a chiare lettere dalle attività enoturistiche.

I requisiti richiesti per lo svolgimento dell’attività enoturistica

Per quanto attiene i requisiti richiesti alle aziende vitivinicole, il Decreto Enoturismo prevede degli standard qualitativi minimi a livello strutturale, organizzativo e professionale idonei a garantire una soddisfacente offerta per utenti e visitatori. Tra questi figurano:

  • apertura settimanale o anche stagionale di un minimo di tre giorni, all’interno dei quali possono essere compresi la domenica, i giorni prefestivi e festivi;
  • strumenti di prenotazione delle visite, preferibilmente informatici;
  • cartello da affiggere all’ingresso dell’azienda che riporti i dati relativi all’accoglienza enoturistica, ed almeno gli orari di apertura, la tipologia del servizio offerto e le lingue parlate;
  •  sito o pagina web aziendale;
  • indicazione dei parcheggi in azienda o nelle vicinanze;
  • materiale informativo sull’azienda e sui suoi prodotti stampato in almeno tre lingue, compreso l’’italiano;
  • esposizione e distribuzione del materiale informativo sulla zona di produzione, sulle produzioni tipiche e locali con particolare riferimento alle produzioni con denominazione di origine sia in ambito vitivinicolo che agroalimentare, sulle attrazioni turistiche, artistiche, architettoniche e paesaggistiche del territorio in cui è svolta l’attività enoturistica;
  • ambienti dedicati e adeguatamente attrezzati per l’accoglienza e per la tipologia di attività in concreto svolte dall’operatore enoturistico;
  • personale addetto dotato di competenza e formazione, anche sulla conoscenza delle caratteristiche del territorio, compreso tra il titolare dell’azienda o i familiari coadiuvanti, i dipendenti dell’azienda ed i collaboratori esterni;
  • l’attività di degustazione del vino all’interno delle cantine deve essere effettuata con calici in vetro o altro materiale, purché non siano alterate le proprietà organolettiche del prodotto;
  • svolgimento delle attività di degustazione e commercializzazione da parte di personale dotato di adeguate competenze e formazione.

Un aspetto di ulteriore pregio della normativa in esame è la possibilità offerta alle Regioni e alle Province autonome di Trento e Bolzano di promuovere le attività enoturistiche locali (nonché la formazione teorico-pratica per le imprese e per gli addetti) in collaborazione con le associazioni più rappresentative dei settori vitivinicolo e agroalimentare.

Inoltre, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano possono altresì istituire elenchi regionali degli operatori che svolgono attività enoturistiche, così come possono prevedere organi di vigilanza e controllo sull’osservanza di quanto disposto.

Impatto Covid -19: la rivincita del turismo di prossimità

Il Decreto Enoturismo merita qualche riflessione: si tratta, invero, di una disciplina innovativa, riflesso di una evoluzione culturale ancora in corso nel settore vitivinicolo, una base normativa di indubbio valore per le aziende vitivinicole; un punto di partenza, non un arrivo. L’auspicio è che gli operatori economici colgano la sfida lanciata dal nuovo strumento normativo ed attuino strategie imprenditoriali utili non soltanto per la diversificazione dell’offerta e per la crescita economica, ma anche per la valorizzazione del territorio, specie quello delle aree interne d’Italia.

Indubbiamente, oggi, l’ostacolo maggiore da superare è la pandemia da Covid-19 che ha stravolto e riscritto le regole di mercato e devastato letteralmente il settore turistico.  Anche l’enoturismo, quindi, dovrà riorganizzarsi per ripartire; eppure esso ha in sé tutte le caratteristiche per poterlo fare il prima possibile perché è un turismo di prossimità, economicamente ed ecologicamente sostenibile, praticabile all’aperto e con un ridotto numero di persone.

Insomma, l’enoturismo può rappresentare un’immensa opportunità per l’intera filiera coinvolta. Ciò in quanto, a fine pandemia, verosimilmente avremo un consumatore esploratore, curioso e alla ricerca di nuove esperienze ma anche più consapevole delle ricchezze del proprio territorio: pertanto sarà necessario puntare sul giusto bilanciamento tra il rispetto delle tradizioni e l’innovatività delle attività offerte.

Avv. Emanuela Abate

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