Vini DOP e IGP: cosa emerge dal Report ICQRF 2020

L’Italia è il Paese europeo con il maggior numero di prodotti agroalimentari e di vini a denominazione di origine (DOP) e a indicazione geografica (IGP). Si parla di ben 870 prodotti che attribuiscono all’Italia il primato in Unione Europea e ne fanno un Paese unico al mondo.

Le Denominazioni hanno l’obiettivo di tutelare gli standard qualitativi dei prodotti agroalimentari, salvaguardarne i metodi di produzione e fornire ai consumatori informazioni chiare sulle caratteristiche che conferiscono valore aggiunto ai prodotti. Questo enorme patrimonio informativo per il consumatore è assicurato dal rispetto dei disciplinari di produzione.

Tra i settori merceologici del comparto agroalimentare, quello vitivinicolo è il maggiormente assoggettato a controlli di processo e di prodotto: la normativa nazionale ed eurounitaria, infatti, ha sempre dedicato al comparto vitivinicolo particolare attenzione, con l’intento di tutelare non solo le produzioni vitivinicole, di riconosciuto pregio, ma anche il ruolo socio-economico delle aree tradizionalmente vocate alla vitivinicoltura.


Cosa significano gli Acronimi DOP e IGP?

La riforma dell’OCM vino, intervenuta con il Reg. (CE) n.479/2008, ha modificato la classificazione dei prodotti vinicoli, riconducendo i vini di qualità identificati a livello nazionale con gli acronimi DOCG e DOC alle più ampie categorie comunitarie utilizzate per i prodotti agroalimentari, ovvero le Denominazioni di Origine Protetta (DOP) e le Indicazioni Geografiche Protette (IGP).

La sigla DOP (Denominazione di Origine Protetta) indica un prodotto, originario di una regione o di una specifica area territoriale, le cui qualità e caratteristiche siano essenzialmente, o esclusivamente, dovute all’ambiente geografico in cui viene prodotto.

Come “ambiente geografico” si intendono sia i fattori naturali (come ad esempio il clima), sia fattori umani (tecniche di produzione tramandate nel tempo e artigianalità) che, combinati insieme, consentono di ottenere un prodotto inimitabile al di fuori della zona produttiva.

Affinché un prodotto ottenga la Denominazione, tutta la produzione, la trasformazione e l’elaborazione del medesimo devono avvenire nell’area delimitata.

La sigla IGP (Indicazione Geografica Protetta) identifica anch’essa un prodotto le cui caratteristiche dipendono dall’area geografica di origine. In questo caso, però, a differenza della DOP, è sufficiente che una sola tra le fasi di produzione, trasformazione ed elaborazione avvenga nell’area geografica delimitata.

In altre parole, un prodotto IGP può essere ad esempio preparato in una determinata area geografica, ma con una materia prima che ha una diversa provenienza. Il Testo Unico del vino (Legge 238/2016, art. 28) stabilisce che le menzioni specifiche tradizionali DOC, DOCG e IGT possono essere indicate nell’etichettatura da sole o congiuntamente alla corrispondente espressione europea DOP e IGP. Attualmente, sono stati riconosciuti:

  • 578 prodotti italiani con la Denominazione DOP, di cui 170 prodotti agroalimentari e 408 vini.
  • 257 prodotti italiani come Indicazioni Geografiche, di cui 139 prodotti agroalimentari e 118 vini.

Il sistema dei controlli e il ruolo del ICQRF

Fulcro del sistema dei controlli è l’ICQRF (Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari), l’Autorità Nazionale incaricata di svolgere controlli ufficiali nell’ambito del settore vitivinicolo. L’ispettorato conta 29 uffici in tutto il territorio nazionale e si occupa di:

  • prevenzione e repressione delle frodi nel commercio dei prodotti agroalimentari e dei mezzi tecnici;
  • vigilanza sulle produzioni di qualità registrata;
  • contrasto dell’irregolare commercializzazione dei prodotti agroalimentari.

L’oggetto del controllo, spesso, è la qualità delle produzioni vitivinicole, elemento che rimanda a molteplici determinazioni e a differenti caratteristiche di prodotto e di processo che hanno l’obiettivo di soddisfare i bisogni e le esigenze implicite ed esplicite del consumatore.

I risultati del Report ICQRF 2020

Con 11.595 controlli (8.860 ispettivi e 2.735 analitici) effettuati su vini di qualità nel solo 2020, l’ICQRF garantisce la qualità del vino italiano nel mondo, contribuendo al successo del prodotto agroalimentare più esportato all’estero. Nel Report ICQRF 2020, pubblicato sul sito del MiPAAF https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/16773 si legge che i risultati operativi dei controlli effettuati nel settore vitivinicolo sono stati i seguenti:

  • Notizie di reato (n.) 22
  • Contestazioni amministrative (n.) 2533
  • Sequestri (n.) 83
  • Valore dei sequestri (€) 5.695.837
  • Quantità di prodotti sequestrati (kg) 2.304.507
  • Diffide (n.) 754

Gli illeciti a maggiore diffusione accertati dall’ICQRF

Sempre dal Report ICQRF 2020 emerge che i principali illeciti accertati sono:

  • Commercializzazione fraudolenta di vini DOP e IGP non conformi ai requisiti stabiliti dai rispettivi disciplinari di produzione;
  • Sofisticazione di prodotti vitivinicoli per annacquamento e/o zuccheraggio;
  • Vini e mosti con titolo alcolometrico non conforme al dichiarato o ai limiti di legge;
  • Prodotti vitivinicoli dichiarati da agricoltura biologica ma rilevati all’analisi contenere residui di prodotti fitosanitari;
  • Mancata o irregolare tenuta dei registri di C/S, irregolarità nei documenti di accompagnamento;
  • Violazioni delle disposizioni in materia di designazione e presentazione e/o nel sistema di chiusura di vini, sia generici che a denominazione d’origine;
  • Detenzione illecita di vinacce e/o prodotti acquosi estratti dalle vinacce;
  • Illecita esecuzione di pratiche e trattamenti enologici

Il Report sulle attività svolte nel corso del 2020 testimonia l’impegno profuso e gli importanti risultati raggiunti nel corso dell’anno appena trascorso, un anno che, a causa del diffondersi della pandemia da Covid-19, ha visto il manifestarsi di una crisi senza precedenti, con gravi ripercussioni socio-economiche.

In un simile contesto, il ruolo degli organi di controllo a salvaguardia delle produzioni di qualità diviene di importanza strategica non solo per la tutela del consumatore ma anche perché consente di proteggere gli stessi operatori da comportamenti illeciti, quali la concorrenza sleale, talvolta in grado di alterare le scelte di investimento aziendale e i delicati equilibri di mercato.
Avv. Emanuela Abate

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